Il substrato di cultura
Coltivazione
Quale substrato scegliere? E' questa una delle domande a cui dobbiamo rispondere quando ci accingiamo a coltivare piante succulente, ma anche le piante del genere Haworthia e dei generi affini. Considerate che non esiste un unica tipologia di substrato, occorre conoscere le caratteristiche dei vali componenti e, una volta comprese le caratteristiche e le funzioni di ognuno, è possibile miscelare le varie componenti sulla base alle caratteristiche e alle esigenze delle piante. Non esistono dei mix standard, ma mix che si adattano alle esigenze delle piante e delle differenti condizioni ambientali.
Tanto premesso occorre evidenziare che i requisiti principali cui deve rispondere un substrato per queste piante succulente non differisce dalle altre specie 'grasse'. È possibile infatti utilizzare un normale substrato realizzato per le piante grasse. Non è bene utilizzare i terricci per piante grasse che troviamo in commercio in quanto sono troppo ricchi di materiale organico e non rispondono alla necessità di mantenere arieggiate le radici ed inoltre, col passare del tempo, si compattano eccessivamente rendendo difficoltosi i cambi di vaso con la rimozione del pane di terra.
Il substrato ottimale deve consentire un ottimo drenaggio evitando ristagni idrici (deve trattenere la giusta quantità di umidità per le radici senza rimanere fradicio), non deve compattarsi e deve consentire all'aria di raggiungere le radici mantenendo queste caratteristiche nel tempo.
Noi suggeriamo di utilizzare un substrato formato per i tre quarti da un mix di pomice e zeolite con granulometria compresa tra 2 e 5 millimetri e per la restante parte un ottimo terriccio torboso di granulometria fine, quello che i vivaisti utilizzano per le semine. Meglio se il terriccio ha un ph leggermente acido. E' bene limitare, rispetto ai più comuni terricci per piante succulente, la presenza di lapillo che tende a mantenere umido, troppo a lungo, il substrato di cultura. Non utilizzate materiali e sabbia troppo fini perché tenderanno a compattare il substrato e comporteranno una scarsa ossigenazione delle radici della pianta. Le sabbie silicee più grossolane possono essere utilizzate quale inerte del substrato di cultura, mentre la vermiculite, che spesso viene utilizzata quale inerte, non dovrebbe essere utilizzata per la sua caratteristica di trattenere l'umidità.
La perlite è un materiale inerte, estremamente leggero, il cui ruolo principale è quello di migliorare l'aerazione, rendendo il substrato più leggero. Tuttavia tende a deteriorarsi nel tempo e va considerato che trattiene piccole quantità di acqua, anche se in misura inferiore rispetto alla vermiculite o alla pomice. Alcuni coltivatori la utilizzano anche in purezza.
La vermiculite ha una capacità maggiore di ritenzione idrica rispetto alla perlite ed ha la caratteristica di creare un microclima favorevole alla germinazione, accrescendo la capacità di scambio degli elementi nutritivi e riducendo la frequenza di attacchi patogeni alle radici. Può essere miscelata in piccole quantità ed è un ottimo componente nel substrato per la semina.
Considerate inoltre che molti vivaisti e collezionisti specializzati sono anche soliti coltivarle queste piante in pura pomice oppure su Akadama.
Se utilizziamo pomice dobbiamo utilizzare pomice lavata di granulometria compresa tra 1 e 6 millimetri. Se la granulometria della pomice è troppo grande sarà infatti difficile, soprattutto per le piante più piccole, radicare bene. Considerate però che, se utilizzate in purezza questo materiale inerte, le piante asciugano molto rapidamente e dovrete pertanto annaffiarle più spesso, anche in inverno e dovrete periodicamente somministrare un fertilizzante diluito in acqua.
Un altro substrato può essere composto da un 20% di buon terriccio torboso, per un 20% da perlite e per il restante 60% da pomice.Taluni coltivatori, soprattutto orientali, utilizzano Akadama in purezza. Occorre utilizzare una tipologia di Akadama duro per effettuarne una sostituzione del substrato meno frequente. L'Akadama cotto è tecnicamente la scelta preferita rispetto alla normale Akadama dura perché è sterilizzata e più durevole e trattiene meglio l'umidità. Vi suggeriamo di utilizzare la tipologia definita "Baked a tripla banda rossa", una tipologia che viene cotta in forno a 200 °C e ciò le conferisce una maggiore durevolezza permettendo di ridurre i rinvasi delle piante. Si tratta di una argilla di origine vulcanica raccolta alla profondità di 3 metri dal sottosuolo di foreste di Cryptomerie in Giappone. L'Akadama una volta raccolta viene asciugata e riscaldata per rimuovere organismi e parassiti e polverizzata in diverse grandezze. (per piante adulte meglio utilizzare una granulometria media e più fine per le giovani talee. Questa argilla cotta può quindi essere utilizzata da sola oppure può essere miscelata con pomice, zeolite e perlite per rendere il substrato più vario. Questo materiale è ottimo anche perché assicura un ph del substrato tra 6,5 e 6,9 contrastando l'alcalinità delle annaffiature con acque non acidificate. Inoltre fornisce il giusto equilibrio di acqua, aria e sostanze nutritive contenendo grandi quantità di minerali grazie alla sua origine vulcanica. Scegliete quindi tipologie di Akadama di elevata durezza al fine di favorirne la durata nel tempo per limitare il classico "sfaldamento" dei granuli che provocherebbe asfissia radicale alle nostre piante. L'Akadama infatti viene scelta perché non trattiene molta acqua, permettendo così un maggiore sviluppo di radici capillari e prevenendo la formazione di tutto quanto potrebbe causare il marciume radicale. Inoltre è un materiale inerte che ci consente di somministrare solo i fertilizzanti desiderati. Per concludere deve anche essere ricordato che una sua caratteristica non marginale è quella di consentire agevolmente di capire quando innaffiare: perdendo umidità il suo colore da scuro ritorna giallognolo-rossastro. Un contro è il prezzo, decisamente più elevato di tutti gli altri substrati oltre al fatto che nel tempo si sfalda e deve essere sostituito. Per fornire nutrimento alla pianta può essere inserito nel substrato qualche granulo di un idoneo concime a lenta cessione povero di azoto.
Il pH del substrato
Il concetto di pH è stato introdotto per la prima volta dal chimico danese Søren Sørensen nel 1909; “pH” deriva infatti dal tedesco “potenz” associato al simbolo dell’idrogeno “H”, che può essere tradotto come "potenziale di idrogeno”.
La reazione del terreno è il risultato di una dinamica complessa in cui concorrono i composti chimici disciolti nell’acqua che arriva al terreno, i materiali che vengono incorporati nel terreno, l’attività biologica delle piante e dei microrganismi e, infine, i fenomeni fisico-chimici che si sviluppano nell’interfaccia di separazione tra frazione solida e soluzione circolante.
La reazione del terreno, determinata dal rapporto quantitativo fra ioni idrogeno e ioni ossidrile nella soluzione circolante, condiziona la solubilità e, quindi, la disponibilità degli elementi nutritivi in una forma direttamente assimilabile per le piante ed infatti, valori anomali del pH provocano infatti fenomeni di precipitazione chimica che si riflettono sulla nutrizione delle piante evidenziando fenomeni di carenza. Il pH inoltre influenza l’attività biologica di alcuni gruppi funzionali di microrganismi che intervengono direttamente nei cicli biogeochimici di alcuni elementi (in particolare azoto e zolfo)I microrganismi del suolo coinvolti nella decomposizione della materia organica, nella fissazione dell'azoto e nel ciclo dei nutrienti. Le condizioni estreme del pH riducono la diversità e l'attività microbica, portando a una diminuzione della fertilità biologica del suolo.Le piante manifestano differenti adattamenti alla reazione del terreno e in condizioni naturali si sviluppano associazioni vegetali spontanee che sono indice di una reazione più o meno anomala. Le piante generalmente prediligono terreni neutri oppure moderatamente tendenti verso l’acidità o verso l’alcalinità, anche se alcune specie si adattano a pH decisamente anomali.
L’acidità del terreno è dovuta ad una carenza di basi (sodio, potassio, calcio, magnesio) che si traduce in un maggior quantitativo di ioni H+ nella soluzione circolante e nel complesso di scambio. L’acidità si traduce soprattutto in una limitata dotazione di alcuni elementi nutritivi (in particolare le basi di scambio) e in una ridotta disponibilità di altri nella forma assimilabile a causa di fenomeni di precipitazione chimica.
L’alcalinità moderata, detta anche alcalinità costituzionale è dovuta ad una marcata presenza di carbonati di calcio e magnesio. I terreni che manifestano questa alcalinità sono detti comunemente calcarei. L’alcalinità costituzionale si traduce principalmente nella ridotta disponibilità di vari elementi nutritivi, in particolare i microelementi, a causa di fenomeni di precipitazione. In sintesi la solubilità e la disponibilità dei macro e micronutrienti è fortemente influenzata dal pH del suolo. (vedi immagine)

Terreni acidi (pH < 6,5): evidenziano carenze di calcio (Ca), magnesio (Mg) e fosforo (P) e possono verificarsi livelli tossici di alluminio (Al) e manganese (Mn).
Terreni alcalini (pH > 7,5): micronutrienti come ferro (Fe), zinco (Zn) e manganese (Mn), sono meno disponibili ed è limitato l'assorbimento delle piante e causando carenze nutrizionali.
I microrganismi del suolo coinvolti nella decomposizione della materia organica, nella fissazione dell'azoto e nella ciclo dei nutrienti mostrano un'attività ottimale nei terreni leggermente acidi a neutri. Le condizioni estreme del pH riducono la diversità e l'attività microbica, portando a una diminuzione della fertilità biologica del suolo.
Terreni alcalini (pH > 7,5): micronutrienti come ferro (Fe), zinco (Zn) e manganese (Mn), sono meno disponibili ed è limitato l'assorbimento delle piante e causando carenze nutrizionali.
I microrganismi del suolo coinvolti nella decomposizione della materia organica, nella fissazione dell'azoto e nella ciclo dei nutrienti mostrano un'attività ottimale nei terreni leggermente acidi a neutri. Le condizioni estreme del pH riducono la diversità e l'attività microbica, portando a una diminuzione della fertilità biologica del suolo.
Per concludere: la maggior parte delle piante cresce meglio nell'intervallo di pH 6,5-7,5, che garantisce una disponibilità bilanciata di nutrienti e popolazioni microbiche sane. L'acidità del suolo o l'alcalinità al di fuori di questo range possono ridurre la crescita delle piante e ridurre le rese.
Il solo materiale inerte può essere valutato per le varietà più difficili da coltivare che possono perdere le radici. Può in questo caso essere utilizzato il mix precedentemente indicato senza l'aggiunta di terriccio torboso. Potete anche considerare la coltivazione in Seramis®, un’argilla estratta in Germania che viene cotta ad alte temperature in modo da conferire ai granuli una grande porosità e leggerezza che previene le problematiche dovute a innaffiature non corrette in quanto i granuli, grazie alla loro porosità, garantiscono l’umidità giusta alla pianta e garantiscono anche a qualsiasi tipologia di concime, sia idrosolubile, sia liquido, sia in granuli di permeare l’intero volume del vaso. Il Seramis® può anche essere utilizzato in mix con gli altri inerti. Nel caso in cui si utilizzi un substrato completamente inerte per la crescita delle piante occorre aggiungere nell'acqua delle annaffiature ogni volta piccole quantità di fertilizzante liquido per piante grasse oppure, direttamente nel substrato, qualche granulo di un concime a lenta cessione.
Un altro tipo di substrato può essere realizzato con una parte di kanuma e una parte di pomice. La kanuma è un terriccio giapponese di origine vulcanica con un ph acido e si presta alla miscela con altri componenti quali: pomice, lapillo vulcanico, zeolite e perlite. Questo terriccio ha la caratteristica di fornire un ottimo equilibrio di acqua, aria e sostanze nutritive ed inoltre trattiene a lungo l'acqua senza tenere troppo bagnate le radici delle piante. Inoltre cambia il suo colore, ritornando al giallognolo-rossastro quando si asciuga ed occorre annaffiare nuovamente. Questo substrato inoltre è 'tenero' e quindi tende a compattare molto presto.Considerate comunque e che nella formulazione di un substrato di cultura occorre che il mix sia aerato così da far circolare l'ossigeno e sia in grado di ritenere abbastanza acqua tanto da soddisfare il bisogno idrico della pianta fra un'annaffiatura e l'altra. Nella costruzione del mix occorre valutare nella sua miscelazione la tipologia di umidità di cui necessita ciascuna specie, ma anche la situazione ambientale (es. umidità, temperatura, ricircolo di aria) ed anche la tipologia del vaso.
Sempre per rimanere nell'ambito dei substrati di origine giapponese segnaliamo la kiryuzuna, un substrato granulare dal pH leggermente acido (pH 6.5-6.8), che può essere miscelato all’akadama, ma anche a pomice e ad altri inerti per ottenere un ottimo drenaggio e un apporto ottimale di microelementi. Tra le sue caratteristiche va segnalata la sua capacità di far sviluppare la micorriza, fungo benefico in grado di assorbire gli elementi nutritivi e di distribuirli alle radici. La kiryuzuna è più dura dell'akadama che tende a polverizzarsi nel tempo e quindi si degrada più lentamente. L'Akadama tuttavia trattiene l'umidità in modo ottimale mentre la kiryuzuna consente un maggiore drenaggio.
Un'altra possibilità di coltivazione è data dal substrato per acquari di acqua dolce. Questo substrato è prodotto con tecniche avanzate ed é efficace per la coltivazione di queste piante. E' infatti un substrato molto drenante e strutturato, ideale per queste succulente. Questo materiale può essere usato da solo oppure miscelato ad altri componenti per lo più minerali come ad esempio la pomice oppure la zeolite. Questo substrato sarà molto drenante per cui può essere necessario annaffiare più spesso rispetto ad altri substrati maggiormente organici e potrebbe, nel medio periodo, risultare più povero di nutrienti per cui può essere necessario aggiungere all'acqua delle annaffiature un concime a basso dosaggio più frequentemente.
Se siete interessati ad approfondire l'argomento della concimazione di Haworthia potete consultare la pagina specifica del sito La Casa delle Grasse dedicato alla realizzazione dei substrati di cultura delle piante succulente, informazioni valide anche per questi generi di piante con le indicazioni che sopra vi abbiamo dato.